Immigrazione, Barón Crespo: Sicilia esempio di umanità

La Sicilia è un esempio di umanità, che impressiona e commuove. A dirlo non è una persona qualunque, ma Enrique Barón Crespo, ex presidente del Parlamento europeo e del Movimento Europeo Internazionale, tra gli ospiti internazionali della conferenza “Messina Europa Mediterraneo”. Con lui abbiamo parlato delle sfide per l’Unione Europea, a cominciare dall’immigrazione.

I paesi membri discordano sul sistema delle quote per i rifugiati e il cammino verso una politica condivisa pare in salita. Cosa ci dice questo dello stato di salute dell’Europa?

Siamo in una situazione di emergenza provocata soprattutto dalle guerre in Siria e in Somalia e dalla delicata situazione in Libia, diventata quasi un buco nero. Il sud Europa, in particolare l’Italia, ne sta soffrendo. C’è una certa resistenza alle quote da parte di alcuni paesi, ma le proposte della commissione hanno avuto il merito di mettere sul tavolo la questione e obbligare a quella che si può chiamare “solidarietà per forza”. Non dobbiamo dimenticare che pur essendo il nostro un continente in crisi, per molti è ancora un paradiso. E, per avere un futuro, l’Europa ha bisogno di questa ripopolazione.

former-president-European-Parliament-Enrique-Baron-CrespoOggi l’Unione Europea sembra quasi una istituzione alla quale ci si sente più subordinati che appartenenti, e il diffondersi di gruppi euroscettici e movimenti antisistema è una conseguenza di questa sensazione diffusa.

Dobbiamo essere all’altezza delle circostanze e delle sfide che abbiamo davanti. Ci sono spinte egoiste, ma credo che la cosa più nobile che possiamo fare è portare avanti lo spirito della conferenza di Messina di 60 anni fa. Quello era un momento difficile, di pessimismo, dopo la bocciatura da parte della Francia della Comunità Europea di Difesa. Eppure, dopo tre giorni di discussioni, la luce è arrivata. E oggi in UE siamo 28, abbiamo una cittadinanza comune e una moneta comune, cose che all’epoca non si sarebbero neanche sognati.

Qual è il suo giudizio sulla lotta europea al terrorismo internazionale?

C’è stato un salto di qualità a inizio anni 2000, dopo l’11 settembre e gli attentati di Londra e Madrid. Credo che occorra mantenere una posizione molto ferma, incoraggiando una cooperazione intensa nella prevenzione e un’azione civile di dialogo. Non esiste un caso in cui, in un paese democratico, il terrorismo l’abbia avuta vinta. Inoltre l’Isis, il califfato teocratico, è un anacronismo, nonostante si sia dotato di armi molto moderne. L’obiettivo deve essere aiutare i paesi del mondo arabo a portare avanti ciò che vogliono i giovani e le donne, che non è tornare al secolo dieci, ma guardare verso il futuro.

Chiudiamo con la politica monetaria: come far convivere aree economiche disomogenee? Non si è mai riusciti a far approvare in sede europea un sussidio automatico di disoccupazione.

Non è semplice, perché i sistemi di occupazione sono nazionali. Si potrebbe cominciare dal salario minimo europeo, come gli 8 euro e 50 l’ora in Germania. Cui affiancare i sistemi di formazione professionale per i giovani, seguendo sempre l’esempio tedesco dell’apprendistato, quella che oggi si chiama formazione duale.

 

Pubblicata sulla Gazzetta del Sud del 4/06/2015