No, la musica pop non è tutta uguale

Sono anni che, accendendo la radio, vi pare di ascoltare sempre la stessa musica? Credete che la colpa sia dell’industria discografica? Stando a un recente studio inglese pubblicato sul Royal Society Open Science, potreste sbagliarvi. Certo, esistono dei trend negli aspetti armonici e timbrici, ma la musica pop si è evoluta e lo ha fatto in maniera particolarmente rapida attorno al 1964, 1983 e 1991.

Per giungere a questa conclusione, il gruppo di ricercatori formato da studiosi della Queen Mary University of London e dell’Imperial College London ha analizzato più di 17.000 brani usciti tra il 1960 e il 2010 negli Stati Uniti ed entrati nella US Billboard Hot 100. Le proprietà musicali dei brani sono state scandagliate con parametri statistici alla luce di 12 categorie armoniche e 14 cluster timbrici, calcolando ad esempio la ricorrenza nell’uso di accordi maggiori o minori o dell’ambiguità tonale cosi come della presenza della voce e di caratteristiche ritmiche più o meno aggressive.

L’obiettivo, studiare la diversità e disparità della musica più ascoltata negli Stati Uniti, cioè da un lato le svariate caratteristiche tonali e timbriche usate in un anno e dall’altro la varietà di queste stesse caratteristiche.

Gli aspetti armonici e timbrici

Tra il 1960 e il 2010 la frequenza degli aspetti armonici e timbrici più gettonati è variata parecchio: alcuni sono diventati più rari, altri più comuni, altri infine hanno avuto un’esistenza ciclica.

Sorprende poco che, secondo i dati emersi nello studio, il più diffuso elemento armonico sia l’uso di accordi maggiori senza cambiamenti tonali – in particolare nel country e nel classic rock. Stando alle rilevazioni statistiche, è questo il trend più comune nelle classifiche pop americane in ben 43 anni su 50 e due terzi dei 17.000 brani e più presi in esame. Poi c’è l’assenza di una chiara struttura tonale, caratteristica quasi assente negli anni ’60 e ’70 e sempre più frequente dalla seconda metà degli anni ’80, fino al picco del 1993, l’anno della rivoluzione rap.

Quanto ai timbri, anche la loro frequenza subisce un’evoluzione nel corso degli anni. Ad esempio, la categoria definita dagli studiosi “energica, parlata, brillante” segue lo stesso percorso della mancanza di uno schema tonale definito, essendo legata all’emergere del rap e dei suoi sottogeneri. Lo schema “pianoforte, orchestra, armonico” ha avuto invece un’evoluzione sinusoidale: dominante negli anni ’70, torna negli anni 2000. Un percorso analogo al pattern “chitarra, rumoroso, energico”, con picchi nel 1966 e nel 1985 e una nuova crescita nel 2009.

Le 3 rivoluzioni

Mauch e colleghi hanno scoperto che, dal 1960, diversità e disparità sono diminuite fino al 1984, per poi aumentare gradualmente fino ai primi anni 2000. Dividendo Il periodo in esame in 200 quarti, gli studiosi hanno notato che l’evoluzione musicale è stata costante, ma alternando periodi di relativa stasi ad altri segnati da cambiamenti repentini. Per l’esattezza, gli studiosi hanno identificato tre rivoluzioni: la principale nel 1991 e due più piccole nel 1964 e nel 1983.

Andiamo per ordine: delle tre, quella del 1964 è stata anche la più complessa, affermano gli scienziati, perché a coinvolto l’espansione di diversi generi (riconducibili principalmente al soul e al rock). Secondo I dati emersi nella ricerca, l’importanza della British Invasion, cioè l’arrivo di gruppi inglesi in USA capitanato da Beatles e Rolling Stones, è di gran lunga inferiore rispetto a quanto sostenuto da giornalisti e sociologi: molti cambiamenti, infatti, erano già in atto da anni, e per certi aspetti i britannici si sono limitati a cavalcare l’onda. Per esempio, adottando uno stile musicale che ha esasperato I trend esistenti nella classifica dei 100 brani più venduti, come l’uso di accordi maggiori e l’abbandono di uno stile di canto calmo e pacato (pensate a Paul McCartney in I want to hold your hand, pubblicata negli Stati Uniti a fine 1963).

Nei primi anni ottanta gli studiosi riscontrano un calo di diversità e disparità, insomma un’omologazione della musica in commercio, specie negli elementi timbrici, causata dall’improvvisa diffusione delle drum machine e dei campionatori e dal successo di generi come new wave, disco music e hard rock a discapito di soft rock, country e soul.

Comunque il più grande mutamento stilistico nella musica pop degli Stati Uniti è quello del 1991, trainato dall’emergere della musica Rap, che ha determinato una netta contrazione dei sottogeneri del rock. Pensate a Snoop Dog, Busta Rhymes, Tupac ed Eminem: adesso sapete che la loro è stata la più rilevante rivoluzione nella musica statunitense negli ultimi 50 anni.